

La Storia
Una sera mi trovavo ad una festa. Mi avvicino a due signore turche che stavano chiacchierando tra di loro: "Cosa ne dite delle torture che avvengono tutti i giorni nel vostro paese?" Mi guardano sbalordire: "Torture? Quali torture?" "Ma come? Non sapete che ogni giorno vengono torturati decine e decine di uomini nel vostro paese?" "Ma no, vi sbagliate, solo i comunisti vengono torturati." Invece di strangolare le due signore lì per lì me ne tornai a casa e cominciai a scrivere Party Time! Queste sono le parole di Pinter, la migliore delle introduzioni per comprendere la sua pièce scritta nel 1991 e paradossalmente sempre più attuale. Una festa in un club esclusivo in un luogo che potrebbe essere ovunque magari proprio sotto casa nostra. Gli invitati si perdono in dialoghi a volte banali ed inutili ma una velata consapevolezza li lega a corda doppia attraverso un destino di ipocrisia menzogne ed opportunismo. Uno spettacolo in cui il pubblico è chiamato ad avere un ruolo attivo per colmare con la propria sensibilità e con il vissuto personale di ognuno quelle voragini interpretative che volutamente sono state lasciate aperte.
